Vengo da una famiglia umile e da una terra, la provincia di Foggia, nella quale spesso bisogna impegnarsi il doppio anche solo per dimostrare di avere una possibilità.
Non avevo un percorso già scritto né un'azienda da ereditare. Avevo però una grande voglia di costruire qualcosa di mio, di rendermi indipendente e di dimostrare, prima di tutto a me stesso, che il punto di partenza non deve necessariamente determinare quello di arrivo.
Ho iniziato giovanissimo in un negozio di telefonia. Da lì sono arrivati la mia prima società, le responsabilità, gli errori, le notti trascorse a cercare soluzioni e, un passo alla volta, la costruzione di un gruppo imprenditoriale che oggi conta circa 27 aziende.
Non racconto la mia storia perché penso che sia speciale. La racconto perché possa essere utile a chi oggi parte con pochi mezzi, ma con una grande volontà.
"Le origini possono indicare da dove vieni. Non devono decidere fin dove puoi arrivare."
Prima dell'imprenditore
Sono nato e cresciuto in provincia di Foggia, all'interno di una famiglia umile. Mio padre operaio in una cabina dosaggio di un'impresa di calcestruzzo e mia madre venditrice della Vorwerk.
Non sono cresciuto pensando di diventare un imprenditore e non avevo davanti a me un percorso già tracciato. Come accade a tanti ragazzi del Sud, sapevo che avrei dovuto conquistarmi ogni opportunità, senza dare nulla per scontato ma avevo le idee chiare volevo fare il manager.
La mia famiglia non poteva consegnarmi un'azienda o una posizione, ma mi ha trasmesso qualcosa che negli anni si è rivelato molto più importante: il rispetto per il lavoro, il valore dei sacrifici e la consapevolezza che la dignità di una persona non dipende da quanto possiede, ma dal modo in cui affronta la vita.
Ancora oggi considero queste origini una parte fondamentale di ciò che sono.
I primi passi
Ho iniziato a lavorare molto giovane.
Nel 2006 sono entrato in un negozio di telefonia. Quella che poteva sembrare una semplice esperienza lavorativa è diventata la mia prima vera scuola.
Lì ho imparato ad ascoltare le persone, a comprendere le loro esigenze e a capire che vendere non significa convincere qualcuno, ma trovare una soluzione capace di generare valore per entrambe le parti.
Mi sono appassionato al rapporto con i clienti, all'organizzazione del lavoro e alla possibilità di trasformare una piccola attività in qualcosa di più grande.
Avevo tanta determinazione, ma pochissima esperienza. Ho imparato facendo, sbagliando e ricominciando. Non sempre le decisioni sono state giuste e non tutti i progetti hanno funzionato come speravo. Ogni difficoltà, però, mi ha obbligato a crescere più velocemente e non mi sono mai sentito in errore.
Costruire senza scorciatoie
Essere imprenditore, soprattutto all'inizio, ha significato occuparmi praticamente di tutto.
Significava vendere, seguire i clienti, risolvere problemi, formare le persone, controllare i conti e assumermi personalmente la responsabilità di ogni scelta.
Nel 2014 sono diventato Master Dealer per il Sud Italia. Nel 2015 è nata Master Group.
Da quel momento il progetto ha iniziato a crescere, coinvolgendo nuove persone, nuovi territori e nuovi settori. Quello che era partito da un negozio di telefonia si è trasformato nel tempo in una realtà imprenditoriale articolata, attiva nelle telecomunicazioni, nell'energia, nei servizi, nel retail e nell'innovazione.
I numeri sono importanti, ma non raccontano tutto.
Dietro ogni risultato ci sono persone che hanno creduto nel progetto, collaboratori che hanno condiviso responsabilità e momenti difficili, famiglie che dipendono dal lavoro generato dalle nostre aziende.
È questa consapevolezza che, ancora oggi, mi fa sentire il peso e il valore del ruolo che ricopro.
Restare al Sud
Nel corso degli anni ho avuto la possibilità di lavorare in tutta Italia e di confrontarmi con grandi aziende, manager, investitori e istituzioni.
Ho scelto, però, di non recidere il legame con la mia terra.
Foggia e il Sud non sono soltanto il luogo dal quale provengo. Sono una parte della mia identità e del mio modo di affrontare le difficoltà.
Crescere in un territorio complesso può diventare un limite, ma può anche insegnarti a essere più resistente, più creativo e più concreto. Ti insegna che le opportunità non sempre arrivano da sole e che, qualche volta, devi essere tu a crearle.
Per questo credo profondamente nella possibilità di fare impresa nel Mezzogiorno, generando lavoro e costruendo aziende capaci di competere a livello nazionale.
Restare non significa accontentarsi. Significa provare a cambiare il luogo nel quale si è scelto di vivere senza lamentarsi ma dandosi da fare!
Gli errori e i momenti difficili
Nel racconto pubblico di un imprenditore si vedono soprattutto le aperture, gli accordi, le acquisizioni e i riconoscimenti.
Si vedono molto meno le preoccupazioni, gli errori, le decisioni prese nei momenti di maggiore incertezza e le volte in cui tutto sembra più difficile del previsto.
Anch'io ho sbagliato.
Ho dato fiducia alle persone sbagliate, ho sottovalutato alcuni rischi e ho intrapreso progetti che non hanno prodotto i risultati sperati. Ci sono stati momenti nei quali ho dovuto rimettere in discussione strategie, rapporti e convinzioni che ritenevo corrette.
Con il tempo ho capito che fallire in una scelta non significa essere un fallito. Significa ricevere una lezione che, spesso, nessun libro sarebbe stato in grado di insegnarti.
La parte più importante non è evitare ogni errore. È assumersene la responsabilità, correggere la direzione e non perdere la capacità di ripartire.
Quello che conta davvero
La crescita professionale mi ha dato grandi soddisfazioni, ma mi ha anche aiutato a capire che il successo non può essere misurato soltanto attraverso il fatturato, le dimensioni di un'azienda o i riconoscimenti ricevuti.
La mia famiglia è il punto intorno al quale ruota tutto il resto.
Mia moglie Martina e mia figlia Nicole rappresentano la parte più vera della mia vita, quella che mi riporta ogni giorno alle priorità e al significato delle responsabilità che mi sono assunto.
Anche la fede occupa un posto importante nel mio percorso. Non la considero qualcosa da esibire, ma una guida personale che mi ricorda il valore della gratitudine, del rispetto e del servizio verso gli altri.
Più crescono le aziende, più sento la responsabilità di utilizzare ciò che ho costruito per creare occasioni anche per altre persone.
Perché racconto la mia storia
Non racconto il mio percorso per dire che tutti debbano diventare imprenditori o che sia sufficiente desiderare qualcosa per ottenerla.
La volontà, da sola, non basta. Servono preparazione, disciplina, capacità di scegliere le persone giuste e disponibilità ad affrontare rinunce che spesso gli altri non vedono.
Racconto la mia storia perché so cosa significa partire senza sentirsi avvantaggiati.
So cosa significa guardare realtà molto più grandi della propria e domandarsi se si sarà mai capaci di raggiungerle.
A chi vive oggi quella sensazione vorrei dire che non bisogna vergognarsi delle proprie origini. Non bisogna nasconderle e non bisogna utilizzarle come una giustificazione.
Il punto di partenza non si sceglie. La direzione, invece, può essere una nostra responsabilità.
Ciò per cui vorrei essere ricordato
Non vorrei essere ricordato soltanto per le aziende che ho fondato o per i risultati economici raggiunti.
Vorrei essere ricordato per le opportunità create, per le persone che sono cresciute insieme a me e per aver dimostrato che anche partendo da una famiglia umile e da una città del Sud si può costruire qualcosa di importante senza dimenticare da dove si viene.
Vorrei che un ragazzo con pochi mezzi, leggendo questa storia, potesse pensare:
"Non sarà facile, ma forse è possibile anche per me".
Se riuscirò a trasmettere questo messaggio, allora una parte del mio percorso avrà avuto un significato ancora più grande.